venerdì 4 marzo 2011

Un passo alla volta son tornato anche io.

Alle prese con una nuova assicurazione in questo pomeriggio cercando di destreggiarmi tra correnti di pensiero tra il giallo canarino e il verde pisello.

Come ogni giorno, nella quotidianità di cui godo, oliando gli ingranaggi di un mercato ormai saturo di grasso da motore, di olio esausto, che continuano a mangiare spacciandola per dieta mediterranea rendendo tutto molto più raffinato; tra distinti signori, giornate dall'inizio di cazzo e dalla fine di merda; mi riapproprio di me lentamente... un pezzo alla volta, cercando di non rimanere intrappolato in tecnologie sterilizzanti; plasmando la giornata a mia immagine somiglianza, plasmando la mia tecnologia, comunicando con me stesso.

Mi riapproprio di me e del mio tempo, ripeto, sentendomi leggero come un dio o qualsiasi altra entità invisibile e dalle doti sopranaturali... o come gli alberi d'inverno che dondolano quieti sospinti dal vento freddo di febbraio... Mi riapproprio di me, come faccio con questa BIC nera lasciata a marcire su una scrivania di un ufficio arrangiato in una via della zona industriale. Mi accorgo di cosa accade intorno a me... sono sveglio; vedo più facilmente lacrime invisibili seccarsi e poi divenire polvere.

C'è una coppia di anziani seduti al tavolino... si concedono una colazione al bar stamattina, basandomi sulla loro ipotetica pensione deve essere qualcosa di trasgressivo per loro.
C'è puzza di rabbia al vento.

Ciao.

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